La protezione
dall’esposizione ai campi elettromagnetici è disciplinata dalla Legge
Quadro n.36 del 22 Febbraio 2001,
che detta principi fondamentali diretti ad assicurare la tutela
della salute dei lavoratori e della popolazione dagli effetti dell’esposizione
a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Stabilisce,
in particolare, i limiti massimi di esposizione ai campi elettrici
e magnetici generati dagli elettrodotti (50 Hz) e dai generatori
a radiofrequenza negli ambienti abitativi e lavorativi.
La Direttiva Quadro 89/391/CEE del
Consiglio del 12 giugno 1989, riguardante l'applicazione
di provvedimenti volti a promuovere il miglioramento della
sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro,
introduce una serie di direttive particolari che disciplinano
settori ben identificati. Tra le diciannove direttive particolari fino
a oggi prodotte, ben 4 disciplinano l’esposizione ad agenti fisici
nei luoghi di lavoro.
- DIRETTIVA 2004/40/CE del
29 aprile 2004, sulle prescrizioni minime di sicurezza
e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti
dai campi
elettromagnetici e sua rettifica
Un rischio concreto? Sulla
Terra è presente un campo elettromagnetico naturale a cui,
nel tempo, si sono aggiunti campi prodotti da sorgenti
antropiche che hanno provocato un notevole innalzamento
del fondo naturale. Il problema dell’inquinamento elettromagnetico,
noto più comunemente come “elettrosmog”, è associato alle
radiazioni non ionizzanti con frequenza variabile da 0
a 300 GHz emesse da impianti per radiotelecomunicazione
e dai sistemi di produzione, trasferimento e utilizzo dell’energia
elettrica.
Il mondo scientifico è ancora diviso sulla pericolosità delle
radiazioni EM ma, nel frattempo, in attesa di comprendere
a pieno gli effetti biologici indotti dai campi elettromagnetici
sull’organismo umano, siamo immersi in un mare di onde che potrebbero
esporci a rischi per la salute.
L’Italia, sulla base del principio di cautela suggerito dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità, ha adottato le misure di legge più
restrittive in Europa.
Gli effetti
Le sorgenti di campi EM potenzialmente
dannose sono rappresentate dagli elettrodotti, dalle antenne per i
telefonini,
dalle antenne radiotelevisive e dai macchinari industriali. I campi
EM esercitano effetti a breve e lungo termine. Per quantoriguarda gli
effetti a breve termine, non esistono evidenze di effetti nocivi dei
campi ELF (linee elettriche) nei normali ambienti di vita, mentre sono
stati rilevati effetti di disturbo nei lavoratori esposti a campi di
intensità particolarmente elevata. I campi RF e MW (antenne, radar)
invece causano un riscaldamento dei tessuti biologici esposti. L’esposizione
prolungata a campi ELF ha determinato, come effetti a lungo termine,
un certo incremento di patologie tumorali, soprattutto nei bambini
e nei lavoratori. A oggi sono noti effetti a lungo termine causati
da campi RF e MW solo nel caso di esposizione occupazionale.
Cosa fare
In questa situazione di incertezza,
la prima cosa da fare è valutare se la nostra casa o il nostro luogo
di lavoro sono esposti a condizioni da considerare preoccupanti. La
misura del campo EM consente, inoltre, di avere a disposizione un dato
storico raccolto in modo scientifico, che costituisce un termine di
paragone rispetto a un peggioramento dell’inquinamento EM prodotto
da future installazioni di antenne o sistemi di generazione di campi
elettromagnetici nell’area in esame.
Chi risponde ?
La legge quadro 22/02/2001 n.36 stabilisce che,
in caso di campi EM fuori norma, il compito e l’onere
del risanamento spettino al proprietario dell’impianto o dell’antenna responsabili dell’emissione.
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GAIA Consulting & Technologies
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per effettuare servizi di monitoraggio dei campi
elettromagnetici, sia a bassa frequenza (ELF) che
ad alta frequenza (RF):
Misure di campo elettrico ad
alta frequenza a banda larga (100 kHz - 3 GHz)